MESSAGGIO DI NATALE 2004
1. A tutti quelli che cercano la pace e la giustizia in questa terra santa, Buona festa di Natale. Che la pace e la gioia di Natale riempiono i vostri cuori e le vostre anime. Con tutti voi, e con il salmista "Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, purché non ritornino a vivere da stolti"(Sal 84/85, 9).
Celebriamo Natale e ci rallegriamo, per rinnovare le nostre energie, per potere pazientare e superare le forze del male nella nostra terra. Celebriamo Natale, preghiamo, intensifichiamo le preghiere, digiuniamo e purifichiamo i nostri cuori e le nostre intenzioni affinché questa festa ci riempi di santità, di vita, d'amore e della forza dello spirito con la quale arriveremo a costruire una pace che sembra molto difficile se non impossibile.
2. I giorni presenti sembrano annunciare la pace. Lo speriamo, dopo tante preghiere, tante vite sacrificate, tante lacrime e grandi sofferenze. Speriamo che i capi politici abbiano il coraggio necessario per firmare una pace giusta e definitiva e accettare i sacrifici indispensabili, personali o comunitari, anche se sono dolorosi.
Ciascuno, oggi, deve avere imparato le lezioni della violenza passata che ha demolito l'immagine di Dio nei carnefici e nelle vittime, negli oppressori e negli oppressi. Ci furono in quest'ultimi anni molte vittime, molta paura, molte case demolite, molta agricoltura devastata, e malgrado tutto questo, siamo allo stesso punto. Gli Israeliani sono sempre in una difficile ricerca della loro sicurezza ed i Palestinesi non cessano di chiedere la fine dell'occupazione, la loro libertà e la loro indipendenza.
E tuttavia, i due popoli sono destinati a vivere insieme in pace. E ciò è possibile e vi crediamo.
3. Il popolo deve liberarsi dal timore, e rientrare nella fiducia ed i suoi capi devono aiutarlo in questa liberazione. I dirigenti palestinesi preparano le loro elezioni nella calma. Sono rientrati in piani di pace. I capi israeliani sono chiamati a entrare nelle stesse disposizioni, e per ciò smettere le azioni di guerra, fermare la costruzione del muro, e anche l’inseguimento di quanti sono ricercati che non fa che aumentare il numero dei prigionieri e dei morti. La pace non può essere lasciata in ostaggio tra le mani di quelli che vedono ancora nella violenza una via per la giustizia e la pace.
Il muro di separazione, da parte sua, non separerà e non proteggerà. Al contrario, farà crescere l'odio, l'ignoranza dell'altro, e dunque l'ostilità al suo riguardo, la violenza e l'insicurezza. Occorre cercare, in tutta umiltà, le cause della violenza. Nell'umiltà e la sincerità, occorre ascoltare i gridi dei poveri e degli oppressi. Porre fine alle oppressioni ed alle umiliazioni imposte ai Palestinesi è dal fatto stesso porre fine al timore e l'insicurezza degli Israeliani. È anche porre fine agli approfittatori dell'oppressione e della povertà.
Il muro di separazione non farà le frontiere sicure. Solo i cuori amici sono le frontiere sicure. Con i cuori amici, tutte le frontiere diventeranno un puro simbolo; saranno straripate dalla vita e dalla gioia della pace e della fraternità.
4. I capi religiosi hanno un doppio ruolo in questi giorni: continuare ad insistere sulla giustizia, sulla dignità umana, sulla sicurezza e sulla fine dell'occupazione, ma allo stesso tempo, hanno il dovere di mostrare le vie della pace. Poiché nessuno dei due popoli è condannato a continuare ad offrire la morte ai suoi giovani. Ogni popolo ha la volontà ed il diritto di vedere i suoi giovani vivere come tutti i giovani del mondo. Gli Israeliani non sono condannati a vivere eternamente nell'insicurezza e nella guerra. I Palestinesi, anche loro, non sono condannati a richiedere eternamente la fine dell'occupazione e restare per ciò sui cammini della morte.
5. Abbiamo visto la vita e abbiamo udito cosa dice il Signore: “Egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, purché non ritornino a vivere da stolti" (Sal 84/85, 9). Il senso cristiano di Natale è che il Verbo di Dio ha fatto il suo ingresso nel mondo e ci ha portato la vita. Natale è una promessa di vita, di gioia e di dignità nella presenza di Dio che ha scelto la nostra terra per la sua dimora: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. E dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto” (Gv 1, 18.16). Ed è in questa visione e in questa presenza di Dio che si costruisce la pace e la giustizia a Gerusalemme ed in tutta la Terra Santa.
Buona festa di Natale. Pace, giustizia e gioia a tutti.
+ Michel Sabbah, Patriarca




