Rondine, cittadella della pace
A Rondine “Cittadella della Pace” si arriva per una stradina stretta che sale nella campagna toscana fino al gruppo di tre quattro case, una chiesetta ed una torre, in cima alla collina. Un cartello multilingue dà il benvenuto ad abitanti, visitatori, ospiti, amici. Gli abitanti di quelle case non sono però toscani (anche se, via via che imparano l'italiano, assumono un simpatico accento aretino) ma giovani che rappresentano paesi in guerra o che la guerra l'hanno vissuta: popoli che con difficoltà cercano di superare la violenza verso la pace e il dialogo. Sono ceceni, ingusci, russi, georgiani, abkhazi, bosniaci, serbi, israeliani e palestinesi.
L'esperienza di accoglienza di Rondine inizia alla fine degli anni '90, dopo un percorso che parte dal 1977 arrivando alla ristrutturazione del piccolo e disabitato borgo medievale. In questi anni sono decine i ragazzi che vi hanno vissuto, testimoniando sia con la loro presenza e le relazioni che si sono create, sia con i loro progetti e percorsi una volta terminati gli studi, che l'abbattimento dei pregiudizi e la crescita della fiducia tra i popoli passano anche per la convivenza e la conoscenza reciproca.
E' l'associazione “Rondine Cittadella della pace” che rende possibile tutto questo, grazie all'aiuto di decine di volontari, alcuni dipendenti e moltissimi soci, e ad un impegno serio ed entusiasta da tanti anni.
Rondine, con le tante attività e iniziative che l'associazione organizza, è un laboratorio di pace per tutta la città, non solo per i ragazzi che vi abitano.
Nelle scorse settimane, all'interno della manifestazione "Le Piazze di Maggio", Rondine è diventata luogo di incontro aperto e vivo più che mai, con la partecipazione di ampie e variegate delegazioni straniere, dalla Bosnia, dalla Palestina, dal Caucaso ed altri Paesi ed il coinvolgimento di circa un migliaio di studenti e alunni delle scuole della Provincia di Arezzo. Tra gli ospiti dall'Italia e dall'estero numerosi politici, esponenti della società civile, artisti, professori, diplomatici, musicisti ed anche un gruppo di mamme e bambini di Beslan.
Le testimonianze dei ragazzi e la loro grande voglia di comunicare sono il segno più bello dell'apertura che nasce vivendo in un ambiente internazionale e condividendo tanti aspetti della quotidianità con quelli che in patria avresti considerato “nemici”.
Ma convivere quotidianamente è prima di tutto un incontro, oltre che di diversi popoli, di diverse personalità, come qualsiasi gruppo umano.
L'israeliano Shahar, a Rondine da circa un anno, riflette sull'esperienza senza nasconderne i difetti o le difficoltà: “Non puoi dire se sia bello o brutto: come tutte le cose ci sono tanti aspetti e dire solo che è un'esperienza fantastica sarebbe sbagliato”.
Ci sono Zurab dall'Inguscezia, con la sua inquieta aspirazione alla pace, i georgiani Lasha e Coca impegnati a creare contatti e reti tra il loro paese, l'Italia e l'Europa, Adam, inguscio cresciuto a Grozny che parla un sacco di lingue e consiglia il libro giusto al momento giusto, Shamil, ceceno, che manifesta a gesti più che a parole la sua attenzione per le persone.
E tra le “Rondinelle d'oro”, i ragazzi che hanno concluso il percorso in Italia, la testimonianza bellissima di Patrick, che racconta entusiasta i passi in direzione della pace compiuti dal suo paese, la Sierra Leone, dopo una terribile guerra civile. Ora Patrick insegna Risoluzione dei Conflitti all'Università di Makeni e sogna di creare presto un Dipartimento di pace e diritti umani.
Diversi ragazzi studiano relazioni internazionali, scienze politiche o frequentano master in diritti umani. Parlando con loro colpisce la forte consapevolezza del significato della loro presenza, della necessità di costruire relazioni e ponti per un dialogo tra i popoli. Ponti che essi stessi già rappresentano tra culture, paesi, amicizie.
Su Rondine cfr. anche l'iniziativa del 2004:
http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_5419.html
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