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"Il ponte sulla Drina" di Ivo Andric'

A Visegrad c'e' un ponte, un ponte sulla Drina; un ponte fra la Serbia e la Bosnia; un ponte fra il mondo cristiano e quello musulmano; un ponte fra l'Oriente e l'Occidente. C'e' un ponte (come in ogni altro dove) fra il passato e il futuro.
23 giugno 2006

Su quel ponte sbocciano i primi sogni d'amore, i primi approcci, i primi incontri. Li' si svolgono anche i primi lavori e gli affari, i litigi e gli accordi; gli appuntamenti e le attese. Li' vengono messe in vendita le prime ciliege, i meloni, il pane caldo e un'antica bevanda turca calda e dolce. Ma quello e' anche il luogo in cui si ritrovano i mendicanti, gli storpi, i giovani, i sani e tutti coloro che hanno da mettere in mostra loro stessi o qualsiasi altra cosa: sia essa un abito o un'arma.
E dunque tutto corre e scorre su quel ponte, e la Drina tutto vede e tutto ricorda e tutto racconta.

Prima del ponte, invece, c'era stato, nei pressi di Visegrad, un traghetto o meglio un vecchio battello nero con sopra un traghettatore burbero.

Il fiume Drina veniva attraversato da molti, anche dai turchi. Arrivavano i turchi, prendevano i bambini cristiani, come "tributo di sangue", e li portavano a Istanbul.
In un giorno di novembre del 1516, fra gli altri, venne rapito un bambino di cui, molte leggende, narrate in lingue diverse, narrano ancora oggi.

Il bambino rapito, come tutti gli altri, tutto dimentico': il suo nome, la faccia di sua madre e il passaggio sulla Drina, la' sotto Visegrad. Eppure qualcosa in lui rimase.

Il bambino divenne un ragazzo, il ragazzo un uomo. Mehemed Pascia' Sokoli divenne il suo nome; ed egli divenne comandante supremo della flotta e genero dell'imperatore e statista di fama mondiale. Ogni tanto pero' un dolore gli trafiggeva il petto.

Con il passare degli anni e con l'avvicinarsi della vecchiaia, sempre piu' frequente si manifestava in lui quello strano dolore; strano perche' ben diverso da tutte le pene e i dolori conosciuti nella vita.

Poi un giorno capi'!
Capi' che l'unico modo per alleviare quel dolore era costruire un ponte; un ponte in grado di legare per sempre il luogo della sua origine e quello della sua vita; di legare per sempre la Bosnia all'Oriente.

Cosi' per ordine del "visir" Mehemed Pascia' Sokoli ebbe inizio la costruzione del grande ponte sulla Drina.

Ci vollero anni e fatica e sangue.
Sangue cristiano e sangue turco per costruire un ponte su quella terra ancor oggi tanto tormentata.

Il libro narra - in un lungo lasso d tempo che va dal 1500 alla prima Guerra Mondiale - di una Bosnia "romantica" con le sue molteplici vicende storiche e i suoi piccoli e grandi drammi umani.

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Come creature umane, abbiamo un destino comune, la nostra "casa comune", quindi, non può avere confini troppo stretti: il pianeta deve essere la nostra casa.

Bernhard Haring

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