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    1 aprile 2025 - Alessandro Marescotti

«Io, accusato di stupro, esigo scuse pubbliche»

«Non voglio fare alcuna denuncia contro di lei, ma vorrei che mi chiedesse scusa di fronte a tutti, perché non voglio essere guardato male dalla gente». Parla Mehdi, il ragazzo marocchino marchiato per un giorno come lo stupratore di una ragazzina di dodici anni a Bologna. Accusato perché indossava una maglia Dolce e Gabbana. «Ma in caserma mi hanno trattato bene e poi mi hanno anche fatto le scuse»
23 settembre 2006
Giusi Marcante
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«Quello che chiedo è perché la ragazza ha detto che sono stato io. Io non voglio fare la denuncia contro di lei, ma vorrei che lei mi chiedesse scusa di fronte a tutti». Mhedi ha 21 anni ed è in Italia da tre. Ad Anzola dell'Emilia fa il fornaio anche se ha studiato da elettricista. Per dieci ore è stato lo stupratore di una ragazzina di dodici anni inchiodato dalla maglia di «Dolce e Gabbana». Le griffe gli devono piacere perché mentre gli parliamo indossa una t-shirt di Armani ma adesso è solo un motivo per riderci sopra. E' sollevato, non sembra neanche arrabbiato, o forse è solo l'adrenalina che lo tiene su dopo aver passato un giorno senza dormire e mangiare. Sui carabinieri che l'hanno tenuto dieci ore in caserma dice: «Hanno fatto il loro lavoro». Sulla ragazza, che non conosce e che l'ha accusato di averla violentata, dice che le scuse le vorrebbe pubbliche perché non vuole essere guardato male dalla gente. E se gli chiedi se pensa di essere stato accusato perchè marocchino non si sbilancia e poi sorride: «Ho una ragazza che amo e non andrei mai con una bambina di 12 anni». Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua lunga notte.
Cosa hai fatto ieri pomeriggio?
Ho finito di lavorare alle quattro meno un quarto, ho fatto la doccia poi sono andato al bar dove c'era un mio amico e sono stato con lui dieci minuti. Poi sono andato in sala giochi, dove c'era un'altra ragazza marocchina e due educatori, per mezz'ora. Alle 17 sono andato al phone centere ho telefonato in Marocco. Poi ho chiamato la mia fidanzata che è italiana e sono tornato in piazza. A questo punto sono arrivati i carabinieri e mi hanno preso.
E cosa ti hanno detto?
Mi hanno chiesto dov'ero alle 16,30 e io gli ho risposto che ero arrivato lì dal lavoro. Così mi hanno detto di seguirli in caserma.
Arrivati in caserma cos'è successo?
Sono stato cinque ore in camera di sicurezza e nessuno mi ha detto nulla del perché ero lì. Alla fine quando mi hanno detto il motivo è stato come se qualcuno mi avesse sparato.
In cinque ore nessuno ti ha detto che ti trovavi lì perché eri accusato di violenza sessuale?
Quando sono arrivato io ero fuori e la ragazza era dentro la caserma. Dietro la porta c'è uno specchio e lei quando mi ha visto ha detto: «E' stato lui». Io ho visto una ragazza da dietro ma non capivo perché era lì. I carabinieri mi hanno chiesto «ce l'hai un avvocato?», ma io ho detto che non avevo fatto nulla.
Perchè hanno preso te?
Perchè la ragazza ha detto che chi l'aveva violentata aveva una maglia nera «Dolce e Gabbana» e quando sono passati i carabinieri hanno visto me, un marocchino, proprio con quella maglia.
Ma tu la conosci?
No. La barista mi ha detto che mentre ero lì lei è passata con delle amiche.
In caserma com'è andata?
Mi hanno detto che dovevo dire la verità sennò finivo in carcere. Sono stato quasi tutta la notte senza mutande, con i pantaloni ma senza le mutande e avevo freddo. Poi mi hanno accompagnato all'ospedale per prelevarmi il sangue e la pipì. Mi hanno riaccompagnato in caserma a mezzanotte.
E poi?Sono arrivati degli amici della ragazza, bambini con i loro genitori, e hanno raccontato che io non c'entravo nulla. Il maresciallo poi ha interrogato il proprietario del phone centerche ha confermato. Poi alle tre è arrivato il fax dall'ospedale con i risultati degli esami. Mi hanno chiesto scusa e mi hanno lasciato andare via.

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