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Murdoch si mangia anche il Wsj

Per 5 miliardi di dollari, il discusso magnate dell'editoria si prende il più influente giornale finanziario del mondo. La crisi dell'editoria di carta dietro il sì dei Bancroft
1 agosto 2007
Francesco Paternò
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

A meno di clamorosi passi indietro dei due consigli di amministrazione riunitisi in ore notturne per l'Italia, la NewsCorp di Rupert Murdoch si è comprata per 5 miliardi di dollari la Dow Jones con dentro il più influente quotidiano finanziario del mondo, il Wall Street Journal. L'operazione - per la quale si prevedono almeno un paio di mesi perché sia completata - è un altro segno dei cambiamenti che stanno sconvolgendo il mondo dell'editoria e più in generale della comunicazione, con sempre più grandi concentrazioni a scapito della libertà di espressione.
La trattativa era iniziata tre mesi fa. Il 30 aprile Murdoch, il discusso magnate australiano del'editoria, già proprietario di molte cose tra cui Fox News, New York Post, American Idol, MySpace, Sky e Times, mette sul tavolo una offerta di 60 dollari per azione, 5 miliardi complessivi, il 65% in più rispetto al valore di borsa di quel momento. La famiglia Bancroft, che dalla sua ha storia e ricchezza oltre che il controllo di Dow Jones e del Wall Street Journal con il 64,2% dei diritti di voto, prima dice no, poi comincia a vacillare. «Senza il Wall Street Journal saremmo solo una famiglia ricca come tante altre», dice uno dei Bancroft al New York Times, ma la famiglia è di 33 membri e si divide. Resterà spaccata fino alla fine, se è vero che solo la metà dei suoi componenti avrebbe detto sì all'offerta, un 32% dei voti giudicati comunque sufficienti da Murdoch per andare avanti.
Le cose cambiano: nel 2003, i Bancroft avevano respinto all'unanimità le avances di un'altra grande famiglia di editori, i Sulzberger, che controllano il New York Times. Le differenze rispetto ad allora, ci spiegano fonti interne a Dow Jones, sono due: la prima, è che Murdoch ha tirato fuori i soldi subito mentre i Sulzberger non fecero numeri, la seconda, è che la crisi mondiale della carta stampata ha fatto passi da gigante negli ultimi quattro anni, disegnando un futuro molto più incerto. Dow Jones e Wsj producono oggi ancora utili, ma i Bancroft prevedono (non da soli) che la carta ha bisogno di grandi investimenti e di grandi concentrazioni per sopravvivere ai tempi di internet. Vendere oggi, e a che prezzo, mentre calano lettori e inserzionisti è stato sicuramente un buon affare.
Dentro il gruppo, c'è una certa preoccupazione soprattutto tra i giornalisti rispetto all'arrivo del nuovo editore. Non è questione di linea politica: il Wall Street Journal ha un'impronta spiccatamente conservatrice e guerrafondaia ma distingue in modo chiaro i suoi editoriali dal notiziario, una certezza destinata a sparire con Murdoch. Uno, racconta chi ha lavorato con lui, che mette becco anche su un titolo o su una foto, editore ingombrante e schierato distante anni luce dai Bancroft, che non si sono mai occupati direttamente di gestione. L'operazione sembra perfetta dal punto di vista di Murdoch, perché coniuga a livelli mondiali contenuti - Dow Jones, Wsj, il secondo giornale più diffuso negli Stati Uniti dopo Usa Today - e distribuzione - NewsCorp è presente praticamente in ogni forma di media in tutto il mondo.

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