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La lezione haitiana

Qualcuno ha detto che quando comincia una guerra, la prima vittima è la verità: lo stesso si può dire quando intervengono i nordamericani
14 febbraio 2006
Jorge Gómez Barata
Tradotto da per PeaceLink
Fonte: Argenpress

Le manipolazioni che accompagnano le politiche della dominazione e dell’interventismo imperiale, sono così forti, insistenti e cariche d’argomentazioni falsate, che perfino gli osservatori più attenti arrivano a crederci. Il mondo era convinto che all’interno del caos dominante in quel paese occupato e martoriato, le elezioni erano impossibili o che sarebbe stato un fallimento.
Non è andata così.

In condizioni estremamente difficili, durante una consultazione mal organizzata, superando enormi difficoltà, con lunghe ore d’attesa e di apprensione per la sicurezza personale, gli haitiani hanno votato e hanno eletto il loro presidente.

Non dico che la democrazia possa salvare Haiti, ma piuttosto che Haiti ha salvato la democrazia. Devono solo vergognarsi quelli che, protetti dalle tenebre e utilizzando la forza delle armi, hanno sequestrato il presidente eletto e inviato ai confini con l’Africa.

Umiliata da secoli, come vendetta per essere stata la protagonista della prima rivoluzione nel Nuovo Mondo e per aver costituito l’unica repubblica nera fuori dall’Africa, Haiti aveva indicato il veri limiti delle rivoluzioni nordamericana e francese. La Francia non rinunciò al suo potere fino al 1825, e gli Stati Uniti, riconobbero l’indipendenza haitiana soltanto cent’anni dopo la propria.

La Española, il luogo dove Colombo sbarcò, è stato anche il luogo dove fece il suo debutto la schiavitù africana, e dove per primo gli schiavi si ribellarono; non per tagliare la gola ai bianchi, come ci hanno raccontato, ma per creare una Nazione indipendente. Nazione che successivamente gli imperi - sia quello europeo che quello nordamericano - hanno trasformato nella Nazione più martoriata ed umiliata del Nuovo Mondo.

In realtà, non c’è nessun paese latinoamericano che abbia più motivi di Haiti per non credere nella democrazia.

Nel secolo XVIII Haiti era la più prosperosa colonia del Nuovo Mondo, quella che forniva tutto lo zucchero di canna, il caffè e il tabacco che consumava Europa. Attraverso Haiti sono entrati in America non soltanto la religione cattolica e le lingue spagnola e francese, ma anche la schiavitù nera. Haiti diede ad America il suo primo leader veramente popolare: Toussaint Louverture, che è stato anche il primo ad essere rispedito in Europa, incatenato, a morire in un carcere francese.

Nel 1915 l’isola fu occupata dagli Stati Uniti che la governò durante 19 anni. Quando i marine se ne furono andati lasciarono dietro di sé un paese in ginocchio, corrotto ed impoverito che, nel 1957, finì nelle mani di François Duvalier. Sotto la protezione degli Stati Uniti e l’indifferenza dell’Europa, instaurò una dittatura antidiluviana che sarebbe durata fino al 1971, quando il satrapo lasciò i potere e la repubblica a suo figlio, trasformandolo in dittatore a vita, destituito soltanto negli anni ottanta.

Nel 1991, durante le elezioni effettuate sotto il controllo dell’OEA, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, prese il potere Jean-Bertrand Aristide, destituito un anno dopo. Nel 1994 fu insediato nuovamente grazie all’intervento delle truppe nordamericane, le stesse che nel 2004, lo destituirono ancora.

Adesso si incominciano a sentire delle voci che affermano che Haiti, con queste elezioni, si somma alle correnti di sinistra che si stanno facendo strada in America Latina.
Magari fosse così!, anche perché nessuno vede quello che la destra ha fatto negli ultimi 500 anni.

Note: Tradotto da Alejandra Bariviera per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte, l'autore e il traduttore.

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Pietro Nenni - leader socialista, nota scritta il 21 ottobre 1968 sul suo diario

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