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Il governo minaccia di punire i responsabili delle eventuali false informazioni

Uruguay: cresce la confusione nella ricerca dei desaparecidos

Nessuna traccia dei resti dei desaparecidos nei luoghi indicati dai militari
18 settembre 2005
David Lifodi

Dopo mesi di ricerca dei resti dei desaparecidos, in Uruguay aumenta la confusione e lo sconcerto. Le informazioni che l'esercito uruguayano ha fornito al governo di Tabaré Vasquez continuano ad essere contraddittorie ed imprecise, mentre ancora non sono stati trovati i resti dei desaparecidos nelle zone suggerite dai militari. Comincia a farsi strada l'idea che l'esercito abbia messo in atto una strategia di disinformazione, soprattutto nella prospettiva di mettere in difficoltà il Presidente Vasquez, che fin dai giorni seguenti alla sua elezione aveva garantito alla popolazione che sarebbe stata fatta chiarezza sui crimini commessi nel periodo della dittatura.
Il caso più conosciuto di desaparecidos in Uruguay è quello legato a Marcelo Ariel, figlio del poeta argentino Juan Gelman. Marcelo Ariel, racconta il poeta, fu sequestrato con la moglie Maria Claudia Garcìa il 24 Agosto del 1976 a Buenos Aires e insieme portati al centro clandestino di tortura Automores Orletti. Marcelo fu ucciso nell'ottobre dello stesso anno, mentre Maria Claudia, incinta di otto mesi, venne condotta in un carcere clandestino di Montevideo dove, poco tempo dopo aver partorito una bambina, fu assassinata, mentre il capo della polizia Angel Tauriño si proclamò padre ufficiale della neonata (poi rintracciata da Juan Gelman nel marzo del 2000), appropriandosene indebitamente.
Il corpo del figlio Marcelo Ariel fu ritrovato nel 1989, mentre ancora non si trovano i resti della moglie Maria Claudia. Juan Gelman ha denunciato la scarsa volontà dei predecessori di Tabaré Vasquez di svolgere un'indagine seria e approfondita sulle responsabilità della dittatura uruguayana, sottolineando inoltre le complicità tra l'esercito e i governi civili, che sempre si sono adoperati per dimostrare che il regime di Montevideo era "buono" rispetto a quello cileno o argentino. In realtà la consegna di detenuti uruguayani in Argentina al regime di Bordaberry sfata la leggenda che quella uruguayana fosse una dittatura non paragonabile a quella degli altri paesi del Cono Sur.
Nonostante l'ex Presidente Jorge Batlle ritenga infondate le accuse rivolte ai militari di aver ingannato il governo attuale, di certo sorgono dubbi sulla veridicità delle testimonianze degli alti gradi dell'esercito che durante la dittatura parteciparono attivamente alla repressione e alla tortura: "tacendo e sviando le indagini" – ha dichiarato Juan Gelman – "i militari prolungano il terrorismo di stato in piena democrazia nei confronti della società civile".
Non è servito nemmeno un appello di artisti, intellettuali e scrittori (tra cui il Premio Saramago) a fare luce sulla sorte dei resti di Maria Claudia Garcia e degli altri desparecidos, mentre cresce il timore che i mancati ritrovamenti facciano parte di una strategia studiata appositamente dai militari per stancare l'opinione pubblica e far perdere ogni speranza ai familiari sopravvissuti.
In questa circostanza è tornato d'attualità anche il dibattito sulla famosa legge 15.848 del 22 Dicembre 1986, meglio conosciuta come "Legge di Caducità della Pretensione Punitiva dello Stato", approvata prima dal Parlamento durante il governo Sanguinetti, e poi da un referendum nel 1989, che permise ai militari di non scontare la pena del carcere.
Il governo Vasquez ha minacciato di utilizzare tutti gli strumenti giuridici in suo possesso per punire gli eventuali responsabili di rivelazioni false, e lo stesso Juan Gelman ha lodato il presidente per il suo lavoro che sta facendo nel tentativo di fare giustizia verso i desaparecidos e i loro familiari, ma ha affermato chiaramente di non fidarsi delle informazioni fornite dai militari.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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Questo è il primo movimento di massa che non chiede niente per sè stesso, ma giustizia per il mondo intero.

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