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Nicaragua: continuano le pressioni dei bananeros, nonostante la pioggia

17 maggio 2005
Giorgio Trucchi

La stavano aspettando e alla fine è arrivata.
L'inverno è iniziato in Nicaragua con una pioggia battente durata per due notti consecutive e parte del giorno. Le previsioni annunciano nuove piogge.
I primi scrosci proprio sabato notte, poche ore dopo che la maggior parte della gente era tornata a casa.
La pioggia improvvisa ha dato il colpo di grazia a molte delle tende con i teloni di plastica nera ormai cotti dal sole e quindi la maggior parte della gente non ha dormito ed ha cercato riparo nelle tende già rinforzate da vari strati di plastica.
Dopo la firma dei primi accordi preliminari con il governo, le 300 persone rimaste per mantenere la pressione sul governo stesso e soprattutto sulla Asamblea Nacional affinché si diano risposte concrete ai punti che mancano da trattare, si sono messe subito al lavoro per rinforzare il resto delle tende.
L'umore all'interno della Ciudadela del Nemagòn era comunque alto.
Dopo la partenza sono riprese le attività, le iniziative della società civile che ha promesso di non abbandonare il proprio accompagnamento fino a che l'ultimo dei bananeros sarà qui a Managua.
Il silenzio quasi irreale delle prime ore successive alla partenza è terminato e la Ciudadela ha ripreso vita, anche se ovviamente in tono minore.
La gente si è disposta nuovamente in fila per ricevere la scorta alimentare per la giornata e si sono riaccesi i fuochi per cucinare.
La gente rimasta si sente un po' eroe della situazione e mantengono la loro posizione.
Ernesto (nome inventato) da lontano mi chiama e mi fa sedere all'interno della tende già debitamente rinforzata.
Intorno a lui altre cinque o sei persone che raccontano la notte passata tra tuoni e lampi che illuminavano a giorno l'accampamento. La pioggia interminabile e violenta che ha squarciato la loro tenda la prima notte e le peripezie per aggiustarla come potevano, in modo che non inzuppasse i pochi vestiti e utensili che avevano.
Lo dicono ridendo, quasi fosse un gioco, mentre in un'amaca nel fondo della champa una ragazza è completamente coperta da un lenzuolo ed ha la febbre. Stanno aspettando l'ambulanza.
Come ogni anno le prime piogge portano a terra tutti i microbi che generano tutta una serie di malattie, soprattutto respiratorie.
Il morale è comunque alto ed Ernesto me lo conferma "da qui non ci muoviamo. E' stato un vero miracolo che le piogge siano arrivate proprio la notte in cui tutti erano già partiti. Sarebbe stato un disastro con queste tende. Comunque staremo qui fino alla fine perché mancano ancora tanti punti da affrontare con il governo e soprattutto con i deputati. Vogliamo anche verificare che rispettino quello che abbiamo firmato.
Ne abbiamo già passate tante e questo non ci spaventa. Sono 14 anni che continuo in questa lotta. Sono stato tra i fondatori, tra i primi otto che hanno iniziato a indagare su cosa stesse succedendo alla gente, fino a scoprire che era colpa del Nemagòn. All'inizio la gente ci prendeva in giro. I sindacati dicevano che eravamo dei pazzi, che nessuno ci avrebbe seguito e che ci stavamo mettendo contro a dei mostri come le multinazionali. Siamo stati intimoriti, minacciati, ma non ci siamo mai arresi. Ora siamo migliaia e lottiamo insieme. Non ci spaventa la pioggia perché noi siamo la punta della lancia e da qui non ci muoviamo, succeda quello che succeda".

Anche altri mi dicono la stessa cosa. "La gente sta chiamando. Vuole sapere cosa sta succedendo, come stiamo e quando ricominciamo le negoziazioni. Chiedono di tornare e fanno fatica a stare con le mani in mano mentre sanno che qui continuiamo a lottare. E' incredibile la voglia che hanno di partecipare alla lotta e alcuni sono partiti sabato e ieri erano già qui nuovamente. Si è formata una coesione e un'abitudine a stare insieme per un obiettivo comune che è difficile da spiegare. Però noi abbiamo preso accordi con il governo sul numero dei presenti, almeno fino a che vediamo che rispettano gli accordi e continuano a negoziare e quindi dobbiamo tranquillizzare la gente, dirgli di non venire e che li terremo sempre informati".

Poco più in là anche il magazzino o puesto de mando ha ripreso vita. C'è la solita fila, anche se più corta, in attesa di ricevere la quantità di cibo per il proprio gruppo.
Piove e molti non si coprono. Una donna si copre con un sacco. Un altro si mette la borsa in testa. Ridono come fosse un gioco. "Como estàn?" "Bien mojados, hombre, y tenemos hambre!".

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