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    1 aprile 2025 - Alessandro Marescotti

La distruzione ambientale e le aquile di plastica

Sia a livello globale che locale la situazione ambientale è disastrosa. Ci salveranno le aquile?
17 novembre 2006
Flaviano Bianchini

A livello globale la situazione ambientale è in grave pericolo. Il protocollo di Kyoto non à mai stato rispettato da nessuno dei paesi aderenti, e tanto meno da quelli (come gli USA) che nemmeno lo hanno firmato, la biodiversità su scala globale si sta riduciendo ogni giorno di più e il mutamento climatico viaggia ormai al galoppo. La disastrosa dinamica ambientale colpisce soprattutto i paesi in via di sviluppo che stanno diventando (grazie ad una astuta e subdola clausula del suddetto protocollo di Kioto) la discarica dei paesi sviluppati. Le ultime foreste primarie del mondo vengono distrutte ogni giorno a ritmi spaventosi. Secondo molti studiosi la foresta amazzonica si trasformerà in un arido deserto in una ventina di anni. La foresta del Peten (in Guatemala) si è ormai ridotta al 20% della sua estensione iniziale ma di questo poco territorio il 75% è già stato dato in concessione a multinazionali straniere dell’estrazione petrolifera e mineraria.
Uno dei problemi principali per la conservazione della natura a livello mondiale è la mancanza di fondi. Giusto un paio di giorni fa il premio Nobel per la Pace Wangari Maathai ha proposto di piantare un miliardo di alberi nel 2007 ma tutti gli enti (compreso l’ONU) l’hanno appoggiata moralmente ma le hanno negato il supporto economico.
In questo tragico scenario l’Europa e l’Italia in particolare non fanno eccezione. Nel Bel Paese già non esistono più le foreste primarie (foreste mai toccate dall’uomo) e l’inquinamento di aria, acqua e suolo sta portando alla distruzione quel poco di natura che ci resta. La biodiversità in Italia è ormai ridotta a minimi storici e la convivenza tra uomo e natura è sempre più conflittiva.
Anche qui i fondi per la conservazione sono ogni giorno più scarsi.
In questo buio scenario c’è (teoricamente) una luce. La luce è data dalle aree protette, i parchi. I parchi sono la soluzione al disastroso crollo della situazione ambientale mondiale. La Comintà Europea è (sempre teoricamente) il motore di questa luce. Ogni parco del mondo (con l’Europa in testa) dovrebbe contribuire a la salvaguardia dell’ambiente locale e globale salvaguardando la giusta convivenza con le popolazioni locali. Purtroppo però anche qui ci si sente dire sempre la stessa cosa: mancano i fondi. Ma questi fondi mancano davvero? Il mese scorso il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi ha stanziato 80.000 € (non ho sbagliato zeri) per festeggiare i dieci anni della fondazione con 300 acquile di plastica riciclata da distribuire nei cieli del parco.
Queste aquile ci salveranno dai problemi ambientali? Le acque del parco ritorneranno pulite? I problemi legati al sovrannumero di cinghiali si risolveranno? Le tensioni tra il Parco e gli abitanti della zona cesseranno? Crescerà qualcuno del miliardo di alberi auspicati da Maathai? Cesserà il degrado delle grotte? Ritorneranno il lupo, la lince e il cervo?
Se tutto questo accadrà lo dovremmo alle nostre eroiche aquile di plastica!

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