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«La protesta in val Susa è un problema, finanziamenti a rischio»

14 settembre 2006
Orsola Casagrande
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«Il governo italiano deve risolvere i problemi con le popolazioni della val Susa per quanto riguarda la realizzazione della Torino-Lyon». Il vicepresidente della commissione europea Franco Frattini ha commentato così il rapporto dell'esecutivo Ue presentato ieri dal commissario ai trasporti, Jacques Barrot, sullo sviluppo delle reti di trasporti transeuropee. «Per quanto riguarda la Torino-Lyon - ha affermato Frattini in una nota - nonostante la piena conferma della serietà delle opzioni adottate per minimizzare il rischio ambientale, il rapporto dell'esecutivo conferma l'assoluta necessità di una azione del governo italiano per risolvere i problemi emersi con le comunità locali della val Susa, e dunque per evitare pregiudizi e ritardi nella realizzazione di un'opera che viene ancora una volta indicata come prioritaria in quanto volta ad eliminare un collo di bottiglia nella mobilità transeuropea attraverso l'arco alpino».
Un giudizio simile a quello di Frattini è stato espresso anche dalla coordinatrice europea Loyola de Palacio. «L'opposizione - ha detto la coordinatrice - al collegamento ferroviario ad alta velocità Torino-Lyon di una parte della popolazione della val Susa è un problema grave che potrebbe portare a delle ripercussioni tanto sul calendario di realizzazione quanto sulla coerenza dell'asse nella sua globalità». Per la de Palacio, inoltre, l'opposizione della popolazione valsusina potrebbe avere conseguenze anche sui finanziamenti stessi dell'opera. Come per Frattini anche per la coordinatrice europea «che le autorità interessate devono affrontare tempestivamente questo problema».
Dopo un'estate all'insegna delle iniziative contro le grandi opere (dalla Tav valsusina, al Mose veneziano al ponte sullo stretto di Messina) i sindaci della Val Susa si sono messi ad analizzare, assieme ai loro tecnici, i progetti presentati da Ltf per la Torino-Lyon. Gli scatoloni contenenti le carte sono arrivati in valle all'inizio di settembre. Il governo Prodi non ha ancora detto nulla di concreto sul futuro della Torino-Lyon. Si aspetta la conferenza dei servizi convocata per il 29 settembre a Roma. Domani i sindaci valsusini e quelli dell'area ovest di Torino si ritroveranno per preparare un documento da portare a Roma. I progetti di Ltf non sono piaciuti agli amministratori locali e nemmeno alla popolazione, e del resto non avevano modifiche rilevanti rispetto ai piani originari. Ieri nella vicenda si è inserito anche il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, da sempre accanito sostenitore della Tav. Per il sindaco si potrebbe realizzare un nuovo tracciato per la bassa val Susa e così raggiungere un accordo con le popolazioni. Un'idea un po' fantasiosa, visto che Chiamparino pensa a un percorso alternativo da Venaus (dove finisce la tratta internazionale) fino al nodo di Torino. Qui il progetto di Ltf prevede un tracciato di una quarantina di chilometri sotto le montagne, tra cui il Musinè (dove è confermata la presenza di amianto). Per Chiamparino poi rimane fermo il tunnel di base di 52 chilometri, che invece per le popolazioni e le amministrazioni della val Susa non è per nulla scontato. Antonio Ferrentino, presidente della comunità montana bassa val Susa sottolinea infatti che «il mandato che conferenza dei servizi e osservatorio hanno ricevuto è chiaro: tutto il progetto è in discussione. Del resto - aggiunge - i documenti presentati da Ltf alla fine di agosto rappresentano il peggio del peggio, perché le modifiche introdotte sul tracciato e sulla modalità d'esercizio della Torino-Lyon concordate con gli enti locali e la regione Piemonte sono state cancellate». Ferrentino si chiede se la linea adottata da Ltf sia da leggere come una «provocazione o come il tentativo di alzare la posta in vista di una nuova trattativa». Per l'eurodeputato Vittorio Agnoletto le dichiarazioni di ieri di Frattini e de Palacio sono la prima tappa di un percorso ancora molto lungo che parte con il progetto Torino-Lyon all'ultimo posto rispetto agli altri cinque progetti europei.

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Non disperate - vorrei dir loro - siamo milioni e milioni dentro le mura d'acciaio dell'occidente a vivere, come se fosse nostra, la vostra disperazione e a prepararci a creare insieme a voi un mondo tenuto insieme dal diritto e non dal terrore del Grande Gendarme

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