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Musica su «iTunes», la Apple finisce nel mirino della Ue

La commissaria Neelie Kroes contesta il principio del «paese di origine»: i brani hanno costi diversi, secondo la «residenza» della tua carta di credito
4 aprile 2007
Alberto D'Argenzio
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

La Commissione europea dichiara guerra a iTunes, il servizio online di vendita di canzoni messo in piedi da Apple. Attualmente il sistema gestito dalla società di Steve Jobs si basa sul principio del paese d'origine della carta di credito, per cui gli acquirenti sono obbligati a comprare i brani da scaricare al prezzo fissato nel paese di domicilio della propria banca. La pratica implica una limitazione alle scelte di acquisto dei consumatori e cozza quindi contro la sacrosanta regola della libera concorrenza. A peggiorare le cose un particolare per nulla secondario: i prezzi sono diversi paese per paese, più cari nel Regno unito e in Danimarca che nella zona euro. La Apple non è però sola sul banco degli imputati, con lei ci sono finite anche Universal, Sony Bmg, Emi e Warner. Le quattro sarebbero colpevoli di imporre «restrizioni ingiustificate» al catalogo proposto dalla Apple.
Tutto parte da una denuncia presentata due anni fa da un'associazione di consumatori britannici, le autorità di Londra passarono il dossier a Bruxelles considerandola materia comunitaria, e ora è arrivato il primo affondo europeo. L'accusa arriva anche il giorno dopo che Apple annunciava il suo nuovo progetto: la vendita su iTunes del catalogo della Emi senza la protezione contro la pirateria. Queste canzoni avranno una migliore qualità del suono, ma saranno anche più care. E proprio la differenza dei prezzi per le canzoni senza Drm, ossia senza la tecnologia per la gestione dei diritti digitali, è uno dei punti che ha smosso Bruxelles. Jonathan Todd, portavoce della commissaria alla concorrenza Neelie Kroes, ha sottolineato come in Gran Bretagna i brani costeranno 99 pence, contro gli 87 fissati nella zona euro (e pari a 1,29 euro). A metà si collocano invece i prezzi danesi. Il fatto che un cittadino britannico venga obbligato a comprare secondo il paese di residenza della sua carta di credito, senza poter scegliere il prezzo più conveniente, appare come un'infrazione. Inoltre, i cataloghi non sono uguali in tutta la Ue, il che limita ulteriormente le possibilità di scelta.
Ieri mattina la società nordamericana ha risposto con una nota. «Apple - si legge - ha sempre voluto proporre un negozio iTunes unico e paneuropeo», ma sarebbero state le imprese discografiche a impedirlo, imponendo dei limiti territoriali al momento di vendere le loro licenze di distribuzione. «Le case discografiche - si legge ancora nella nota - ci hanno spiegato che vi erano alcune restrizioni legali ai diritti che potevano accordarci». Comunque Jobs e soci sono convinti di «non aver fatto alcunché che violi le norme europee», e si dicono disposti «a lavorare con l'Unione europea per risolvere la questione». La società ha ora due mesi di tempo per spiegarsi per iscritto, e quindi un altro per far valere le sue ragioni oralmente. Ma se alla fine del procedimento tutto ciò non dovesse bastare, la Commissione potrebbe arrivare a compilare una multa pari al 10% del fatturato annuale della Apple.
L'indagine aperta ieri rischia inoltre di non essere la sola a riguardare iTunes. Associazioni di consumatori di Francia, Germania e Olanda stanno infatti facendo pressioni per cambiare il suo sistema di funzionamento in modo da aprirlo anche ad altri riproduttori di mp3 che non siano solo l'iPod. Già in febbraio la Norvegia, che non appartiene alla Ue ma fa parte dello spazio economico europeo, ha intimato alla Apple di eliminare i limiti tecnologici legati alla riproduzione dei brani e di farlo entro l'1 ottobre. Anche in questo caso Jobs si difende prendendosela con le case discografiche: sarebbero ancora loro ad impedire il libero movimento dei brani su qualsiasi apparato digitale.

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