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rete globale Gli effetti del matrimonio tra Google e Apple

Le grandi manovre hi-tech

La notizia di Eric Schmidt, capo esecutivo di Google, che entra nel cda di Apple, dimostra il carattere inedito dello scontro tra i grandi colossi sul terreno dell'innovazione tecnologica
1 settembre 1991
Luciano Lombardi
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Sarà Eric Schmidt, capo esecutivo di Google e artefice delle sue fortune, l'ottavo uomo del cda di Apple. La notizia è rimbalzata ieri da un capo all'altro del pianeta, trascinando con sé badilate di dietrologia. Talvolta eccessiva, a tratti verosimile, sempre e comunque affascinante, soprattutto se la novità viene vista in un contesto come quello attuale in cui l'industria hi-tech è dominata da continui rimescolamenti degli equilibri in campo, molto distante dal tutti-contro-tutti che aveva, per esempio, caratterizzato la fase precedente a quella che ha anticipato lo scoppio della bolla.
Schmidt non rappresenta la prima nomina che fa da intersezione ai due colossi. Prima di lui c'è stato Arthur Levinson, Ceo di Genentech, che già siede nel board di entrambi. Ancora più celebre la presenza di Al Gore, membro del cda di Apple e allo stesso tempo lussuoso consulente di Google.
Tanto rumore intorno all'operazione, per i più è davvero eccessivo, un hypeche ben si sposa con il groviglio di alleanze di cui tanto oggi si dibatte. In definitiva, minimizzano i più realisti, i consigli di amministrazione delle grandi società sono entità in movimento, e non sempre i passaggi e le nomine hanno fini strategici e nessi causali.
Sull'altro corno della verità posasibile stanno gli iper-entusiasti che vedono la nomina di Schmidt come la prima tappa di un percorso che si concluderà con la nascita di un nuovo gruppo hi-tech frutto delle sinergie tra i due colossi. In mezzo ai due scenari, c'è quello più probabile, che esclude un nuovo asse Mountain View-Cupertino, ma dove comunque Google ed Apple si riconosceranno a vicenda come partner privilegiati. Per fare cosa? Per potenziare le rispettive posizioni nel campo dei servizi online e dei media, a scapito del nemico comune, spauracchio di sempre per Apple, avversario recente per il motore di ricerca. Parliamo di Microsoft, ovviamente, pescata in contropiede da entrambi in più occasioni. Il suo sospeso con Google riguarda principalmente le applicazioni per la produttività individuale, sulle quali l'avversario continua a investire (si veda a questo proposito uno degli articoli in questa stessa pagina) immaginando un futuro nemmeno troppo distante in cui i programmi saranno fruibili online sotto forma di servizio, girando su un sistema operativo chiamato Internet anziché Windows.
Per quanto riguarda la sfida Microsoft-Apple, essa ha da un lato caratteri molto tradizionali - con basi che poggiano in tempi ormai remoti dell'era digitale - dall'altro profondamente attuali, che riguardano quel fenomeno onnicomprensivo che sta sotto il nome di personal computing. Qui le cose si fanno un po' più complesse e meno delineate, anche perché ancora in pieno divenire.
In buona sostanza, se fino a una manciata di anni fa il personal computer era una presenza centrale e pressoché unica nell'informatica di tutti giorni, oggi la sua importanza è minacciata da una moltitudine di dispositivi alternativi che permettono di fare pressappoco le stesse cose, pur essendo prodotti sostanzialmente diversi, potentissimi, ma compatti e leggeri, e comunque figli di una nomadicità spinta e ormai irrinunciabile. Su questo terreno Apple ha saputo imporre il proprio brand più di ogni altro suo concorrente e la popolarità del suo lettore musicale iPod è potenzialmente in grado di fare da traino al successo di qualunque altro dispositivo "non-Pc" che la società di Steve Jobs deciderà di realizzare, qualora decidesse di farlo. Microsoft, all'opposto, finora non ha mantenuto quasi nessuna delle promesse con le quali si è avvicinata a questo settore, anche se Zune - il suo clone dell'iPod da poco rivelato - ha le carte in regola per essere il prodotto giusto.
Sempre dalla parte di Apple ci sono poi gli altri meriti del suo player delle meraviglie che, in associazione con il negozio musicale iTunes, ha raggiunto una posizione forte e consolidata anche nel campo dei contenuti multimediali. Insomma, mettendo a segno qualche altro bel colpo, Google ed Apple potrebbero davvero candidarsi a rappresentare l'anti-Microsoft del web. Il cerchio potrebbe poi chiudersi definitivamente se Steve Jobs decidesse di rafforzare un'altra delle sue alleanze già in essere, cioè quella con Disney, titolare di un'altra bella fetta dell'intrattenimento, quella del video. Ecco che, allora qualcosa potrebbe cambiare davvero, di fronte a un quadrumvirato fatto da Google e da eBay a presidio delle ricerche, dei servizi online e del commercio elettronico, da Apple nella veste di osannata interfaccia consumer e avanti a tutti nella distribuzione musicale, e infine da Disney, gigante dai mille tentacoli che porterebbe in dote la propria veste di prestigio nel campo del video e dell'entertainment più in generale.
luciano.lombardi@totem.to

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Viviamo in un tempo dove gli scritti e i discorsi politici sono basati sulla difesa di posizioni indifendibili. Il perdurare dell’occupazione britannica in India, l’eliminazione e la deportazione dei dissidenti russi, l’utilizzo delle bombe atomiche contro il Giappone possono essere difesi, ma solo con argomenti che sono troppo brutali per essere ammessi apertamente, e che non coincidono con i valori professati dai partiti politici. Per questo motivo il linguaggio politico è farcito di eufemismi, di frasi interrogative e di vaghezza fumosa.

George Orwell - Tratto da “La politica e la lingua inglese” (1946)

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