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Il caso di Pat O'Connor, attivista dell'ISM

12 febbraio 2005
InternationalSolidarityMovement


Martedì scorso, un giudice israeliano ha accettato di concedere udienza all'istanza di Pat O'Connor, attivista dell'ISM (Movimento Internazionale di Solidarietà) a proposito della sua espulsione da Israele e dai territori palestinesi occupati. O'Connor si trova attualmente nella prigione di Maasiyahu a Ramle, dove è detenuto dal 24 gennaio - data del suo arresto -, in attesa di processo.

O'Connor è stato arrestato dalla polizia israeliana dopo aver piantato dei ramoscelli di olivo nel villaggio di Biddu, insieme ad attivisti palestinesi, israeliani e di altre nazionalità. I poliziotti hanno affermato che, al momento dell'arresto, O'Connor era in possesso di un falso passaporto irlandese la cui validità è però stata confermata dalla stessa Ambasciata irlandese.

Il legale israeliano Gaby Lasky sostiene, a proposito della richiesta di espulsione, che «Israele trasforma opportunisticamente gli attivisti umanitari in minacce, ricorrendo cinicamente alle "considerazioni di sicurezza"». Chiede dunque che Israele declassifichi la lista nera kafkiana nella quale sono inclusi molti attivisti per i diritti umani.

Non essendo mai stati resi noti i criteri che determinano a chi dovrebbe venire negato l'ingresso, le autorità israeliane usano la tattica di vietarlo a un ingente numero di impiegati presso le organizzazioni umanitarie e di attivisti per i diritti umani che tuttavia non rappresentano una minaccia per Israele né per la sua sicurezza.

Esistono oltre cento casi documentati. La tattica di utilizzare una definizione generica come "preoccupazioni per la sicurezza" per impedire l'ingresso a chiunque non sia gradito al Ministero dell'Interno crea un'opportunità per la discriminazione politica ed O'Connor è una vittima di tali circostanze.

L'autorità palestinese ha inviato una lettera che riconosce l'impegno di O'Connor per i diritti umani e che lo invita a rimanere nei territori palestinesi occupati. Tuttavia, Israele non riconosce all'autorità palestinese il diritto di invitare stranieri nei suoi territori, il che costituisce un'evidente violazione della Quarta Convenzione di Ginevra.

Pat O'Connor sostiene le proteste non violente come volontario dell'ISM dall'Ottobre del 2002. Sebbene non fosse mai stato arrestato, gli era stato negato l'ingresso in Israele nel marzo del 2003. Il rifiuto è stato poi confermato dalla corte di Israele sulla base di una prova segreta che né Pat né il suo avvocato sono stati autorizzati a vedere o a contestare. O'Connor è categorico quando dice che «la prova segreta non supererà l'esame perché non ho fatto niente di male. Le autorità israeliane stanno usando mezzi illegittimi per fermare le legittime proteste in favore dei diritti dei Palestinesi. Ho il dovere morale di respingere tali misure illegittime e di sostenere la legge internazionale». O'Connor ha cambiato legalmente il suo nome e nel 2004 è stato autorizzato dalle autorità israeliane a ritornare in Israele e nei territori palestinesi occupati con dei validi passaporti statunitensi e irlandesi.

I diritti dei Palestinesi sono garantiti dalla legge internazionale ed essi aspirano pertanto ad essere liberati dall'occupazione israeliana. Secondo O' Connor, «sostenere la legge internazionale e i diritti umani è una responsabilità della comunità internazionale e poiché i nostri governi hanno fallito nel farlo, i cittadini devono farsene carico personalmente».

Per ulteriori informazioni:

Pat O'Connor: +972.(0)545.539.079
Avv. Gaby Lasky: +972.(0)544.418.988
ISM Media: +972.(0)546.326.392
Tom Wallace (Boston, US): +1.617.323.9273 or +1.617.461.1041

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Lettera dalla prigione: Il mio interrogatorio con gli Agenti dello Shin Bet

Pat O'Connor dalla prigione di Maasiyahu, a Ramle, Live from Palestine
1 Febbraio 2005

Le autorità israeliane hanno recentemente iniziato a perquisire e ad arrestare membri del Movimento Internazionale di Solidarietà (ISM) ed attivisti internazionali. Il mio arresto, così come il tentativo della mia espulsione, ne sono un ulteriore esempio. Evidentemente le autorità israeliane considerano la resistenza non violenta e il sostegno attivo per i diritti dei Palestinesi come una minaccia. Nonostante le affermazioni contrarie, hanno adottato il tacito obiettivo di combattere ed eliminare l'ISM ed altri gruppi che usano metodi non violenti per sostenere i diritti dei Palestinesi.

Negli ultimi tre anni, ad oltre 100 membri dell'ISM è stato vietato l'ingresso nel Paese e 62 sono stati espulsi. Contemporaneamente le autorità israeliane hanno lanciato una campagna di propaganda conto l'ISM ed altri gruppi di attivisti, tentando di collegarli, in maniera falsa, al terrorismo. Il mio recente interrogatorio da parte dello Shin Bet getta luce su tali strategie.

La mattina del 25 gennaio sono stato portato dal centro di detenzione dell'aeroporto di Ben Gurion alla prigione di Maasiyahu a Ramle. Sono stato messo in una cella di sei metri per tre insieme ad altri sei uomini ai quali erano stati notificati degli ordini di espulsione. Dopo qualche ora sono stato prelevato dalla mia cella senza spiegazione. Con le gambe incatenate, sono stato portato dalla mia sezione ad un altro edificio. Mi hanno messo in una stanza con due uomini in borghese. Hanno chiuso la porta, mi hanno perquisito a fondo e mi hanno fatto sedere con le gambe ancora incatenate.

I due erano in forma, capelli corti e magliette sportive - tipici agenti dello Shin Bet in forza al Servizio di Sicurezza Interno di Israele (GSS). Solo uno parlava, l'altro osservava. Iniziò dicendo di essere dello Shin Bet e mi chiese se sapessi perché lo Shin Bet fosse interessato all'ISM. Risposi dicendo che il loro interesse era mal riposto, perché l'ISM supporta la resistenza palestinese non violenta e Israele non dovrebbe avere alcuna ragione di opporvisi.

Sorrise e disse che i Palestinesi potrebbero essere non violenti di giorno e violenti di notte. Poi cominciò a fare riferimento agli stranieri, menzionando due incidenti del 2003 - che sono stati distorti e che sono spesso utilizzati dalle autorità israeliane per calunniare l'ISM. Tirò fuori l'arresto di un "ricercato" nella sede dell'ISM a Jenin e di due attentatori britannici suicidi, gente che non aveva nessun collegamento con l'ISM. Non sembrava interessato ad ascoltare le mia risposte (per dettagli su questi due incidenti si veda la sezione FAQ sul sito www.palsolidarity.org).

Aveva letto la mia dichiarazione alla corte nel 2003, a proposito del mio divieto d'ingresso, e sostenne che diceva che avevo partecipato a manifestazioni violente. Risposi che aveva frainteso la mia dichiarazione, perché diceva chiaramente che avevo partecipato a manifestazioni pacifiche che erano diventate violente dopo l'intervento dei militari israeliani. Gli dissi inoltre che se la "prova segreta" contro di me fosse finalmente stata rivelata, non avrebbe superato l'esame.

Mi chiese se avessi mai intrattenuto corrispondenza con dei ricercati, se ne avessi mai aiutato qualcuno a spostarsi o dato il mio passaporto a qualcun altro perché lo usasse. Mi chiese se avessi mai colpito un soldato o tirato pietre. Mi chiese se avessi mai ricevuto armi o un addestramento militare. Risposi con no indignati, ripetendo di essere un attivista non violento.

"Forse tu sei veramente un attivista pacifico", disse, "ma puoi garantire che lo siano anche gli altri?" Gli dissi che l'ISM richiede a tutti i suoi attivisti di impegnarsi ad usare metodi rigorosamente non violenti.

Mi chiese i nomi di Palestinesi che lavoravano con l'ISM. Gli dissi che ero sicuro che potesse contare su altre fonti di informazione e che io non gliene avrei date. Mi chiese anche se conoscevo bene l'attivista per la pace israeliano Tali Fahima (incarcerato e accusato di essere in contatto con i ricercati di Jenin) e se avessi mai incontrato Zakaria Zbedi (Il capo delle brigate dei martiri di Al-Aqsa a Jenin).

"Benché abbia sentito parlare di entrambi", dissi, "non ho conosciuto né l'uno né l'altro".

L'interrogatorio finì e fui ricondotto, in catene, alla mia cella.

Ci sono questioni che ho avuto paura di affrontare con franchezza durante l'interrogatorio - questione relative alla violenza e ai doppi standard di Israele, alla legge internazionale e all'arresto di Tali Fahima. Gli agenti dello Shin Bet sono in una posizione di potere su di me ed io mi trovo in una prigione israeliana. So che possono distorcere e manipolare ciò che dico per punirmi e per raggiungere il loro obiettivo di danneggiare l'ISM.

Tuttavia la disuguaglianza di potere e la minaccia della punizione è di gran lunga minore per me di quanto non sia per un Palestinese che subisce un interrogatorio. Io posso contare su governi che mi appoggeranno e impediranno abusi peggiori. Io posso permettermi un buon avvocato, dal quale avrò il diritto di ricevere delle visite. Posso contare inoltre su un forte gruppo di sostegno e accesso ai mezzi di informazione. E per di più me ne andrò da qui e non sarò costretto a vivere sotto il controllo di Israele.

Abbiamo frequentemente osservato che la comunità internazionale non proteggerà i Palestinesi dagli abusi di Israele. Loro possono essere arrestati e torturati arbitrariamente. Spesso è impedito loro di ricorrere ad avvocati, e di avere accesso alle loro case, alle loro terre, al loro lavoro. Devono rinunciare alla libertà di movimento e le loro famiglie sono minacciate delle stesse punizioni. I media non si occuperanno della loro storia. Né tanto meno i Palestinesi hanno la possibilità di sfuggire alla dominazione di Israele. Il potere e le minacce implicano che gli interrogatori dei Palestinesi da parte dello Shin Bet producono informazioni incomplete e distorte.

Ciò che mi ha maggiormente disturbato nell'interrogatorio dell'agente dello Shin Ben è stato il suo essere apparentemente certo delle informazioni in suo possesso. Non solo le autorità israeliane producono una propaganda sull'Occupazione e sull'ISM ma alcuni sembrano crederci davvero. Lo Shin Bet sembra inoltre mirare ad intimidire dando l'impressione di sapere tutto, ma la loro intelligence è ovviamente piena di pecche. L'intelligence israeliana è sostenuta da collaboratori, sorveglianza e interrogatori. È al servizio degli scopi corrotti della continua occupazione militare, del sequestro delle terre, della dominazione e della manipolazione.

L'intelligence israeliana tratta tutte le forme di opposizione come una minaccia da eliminare. Etichetta tutti i Palestinesi come dei "terroristi" e tutti gli Israeliani e gli stranieri che lavorano con loro come "collaboratori del terrorismo". Ciò produce una rappresentazione distorta della società palestinese, priva di un'esperienza diretta con i Palestinesi comuni e incapace di riconoscere che i Palestinesi sono persone con diritti ed aspirazioni.

L'agente dello Shin Bet mi ha chiamato ingenuo, ma io credo che sia lui ingenuo a credere che possa capire la società palestinese da una posizione di dominio e disuguaglianza, servendosi in qualche modo di questa falsa comprensione per controllare e manipolare i Palestinesi al fine di eliminare ogni opposizione all'Occupazione.

Note: Traduzioni di Chiara Manfrinato per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte e l'autore

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