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Srebrenica: la lettera nascosta da Boutros Ghali

Scandaloso: l’ex rappresentante di Venezuela presso il Consiglio di Sicurezza della ONU rivela l’esistenza di una lettera che dimostra come già nel 1993 le Nazioni Unite avessero pianificato la caduta di Srebrenica
13 febbraio 2004
Emir Suljagic - Dani [Sarajevo]
Fonte: #765 di Notizie-Est - http://www.notizie-est.com

Diego Enrique Arria Saliceti, ex governatore di Caracas, ministro delle informazioni e del turismo, nonché ambasciatore del Venezuela presso l’ONU, nel burrascoso periodo tra il 1992 e 1993 rappresentava il suo paese nel Consiglio di Sicurezza. Dopo aver testimoniato davanti al Tribunale dell’Aja nel processo contro Slobodon Milosevic, ha parlato a "Dani" della sua scoperta riguardante un grave tradimento dei principi dell’ONU e ha descritto alcuni dei momenti più bui nella storia di questa organizzazione

“La situazione nella enclave di Srebrenica sta peggiorando di ora in ora. Gli ultimi rapporti che ho ricevuto dai miei collaboratori che si trovano in questa zona sono terrificanti. Migliaia di persone entrano nella città dalle zone circostanti sistematicamente attaccate dalle forze serbe.”

Queste tre frasi suonano come migliaia di altre scritte nei messaggi scambiati tra il 10 e l’11 di luglio 1995, il giorno della caduta di Srebrenica.

Queste tre frasi, tuttavia, portano una data precedente: nel mese di marzo del 1993 l'allora commissario dell’ONU per i profughi Sadako Ogata ha inviato al segretario generale dell’ONU Boutros Ghali una lettera commovente e allarmante sulla situazione a Srebrenica. Tuttavia, questo documento interno dell’organizzazione è stato accuratamente tenuto segreto per quasi 11 anni!! Nella lettera, che "Dani" è riuscito a esaminare in esclusiva, Ogata avvertiva del fatto che nella città assediata si stava verificanedo una vera catastrofe umanitaria e che i suoi abitanti dovevano essere protetti contro forze serbe che erano sempre più vicine alla città. “E' mia convinzione che i leader mondiali devono venire a conoscenza di questi eventi. Vorrei poter contare su di Lei per quanto riguarda la questione”, ha scritto Ogata.

UNO DEI MOMENTI PEGGIORI DELL’ONU
Questo documento interno, che rappresenta uno dei primi accenni al massacro che verrà commesso due anni più tardi, è stato scoperto per puro caso. “Sono venuto a saperlo solo tre mesi fa”, dichiara per “Dani” Diego Arria, l’ex ambasciatore del Venezuela presso le Nazioni Unite e uno dei testimoni al processo di Milosevic.

“Questa lettera è stata dettata dalla pura disperazione, questo è chiaro. Ogata in realtà ha mandato due lettere: la seconda è stata indirizzata al Consiglio di Sicurezza, perché a quel punto aveva pensato che noi fossimo a conoscenza della prima lettera. Questo lo so, perché all'epoca avevo telefonato alla signora Ogata chiedendole un aiuto tecnico per l’approvazione di una risoluzione effettiva che riguardasse le zone di sicurezza, e non la Risoluzione 836, che aveva creato le condizioni per quello che deopo è avvenuto a Srebrenica.”

Arria è uno dei rari insider, testimoni del vergognoso ruolo delle Nazioni Unite durante l’aggressione alla Bosnia Erzegovina, che sono disposti a parlare apertamente di quel periodo e di rivelare il fatto che le vere informazioni sulla Bosnia arrivavano solo ad alcuni ben selezionati paesi membri dell’ONU. “ La cosa scioccante è il fatto che il Segretariato dell’ONU abbia partecipato all’occultamento di crimini, visto che non condivideva con i membri provvisori del Consiglio di sicurezza le informazioni dei cui disponeva, a differenza di quanto facesse con i membri permanenti.”
Un ruolo speciale nella selezione delle informazioni lo ha avuto, secondo la testimonianza di Arria, non altri se non il segretario generale dell’ONU di allora Boutros Ghali, il seguace e il sostenitore della politica di “non-intervento” in Bosnia!

LA CAPITOLAZIONE DI SREBRENICA
La Nazioni Unite durante il 1993 vivevano un dramma interno che si rifletteva direttamente sugli eventi in Bosnia. Proprio in quel periodo, nell’aprile del ’93, Arria ha guidato una missione del Consiglio di sicurezza, la prima di quel tipo, nell’enclave di Srebrenica.

È interessante notare che questa visita, svoltasi in armonia con la Risoluzione 829 del Consiglio di sicurezza, era stata messa in questione fino all’ultimo, esattamente come l’approvazione della stessa Risoluzione. L’ambasciatore russo Jurij Voroncov aveva avvisato apertamente i membri provvisori del Consiglio di sicurezza che avrebbe posto il veto nel caso in cui fosse stata approvata una risoluzione sulle zone di sicurezza, chiedendo di rimandare l’approvazione per il periodo successivo alle elezioni ine Russia, ma la sua mossa si rivelò un puro bluff.

Arria, tuttavia, non era rimasto molto sorpreso da questi eventi. Era sorpreso invece dalla notizia arrivatagli tramite il comandante dell’UNPROFOR di allora, il generale svedese Wahlgren, che riguardava i negoziati sulla demilitarizzazione di Srebrenica tenutisi all’aeroporto di Sarajevo. La risoluzione, in fondo, obbligava soltanto alla cessazione del fuoco sulla enclave da parte delle forze serbe!

Alla fine è venuto fuori che l’UNPROFOR, secondo le istruzioni del Segretariato e, con ogni probabilità, su istruzioni di Parigi e Londra, ha costretto il governo bosniaco ad accettare un accordo che riguardava la consegna delle armi di difesa. “Hanno detto loro che nessuno gli avrebbe dato una mano, e Sefer Halilovic (ndr: comandante dell’esercito bosniaco di allora) è stato costretto di firmare questo documento. Questo è uno degli atti più vergognosi nella storia dell’ONU, compiuto nei confronti dei bosneiaci.”

La persona chiave nel disarmo di Srebrenica è stata il tenente del comando dell'UNPROFOR, il generale di brigata britannico Vere Hayes, un uomo che ha tentato di tutto pur di impedire questa visita a Srebrenica. Dopo che i suoi tentativi sono falliti, ha vietato ai giornalisti di seguire gli ambasciatori della Francia, della Ungheria, della Nuova Zelanda, del Pakistan e della Federazione Russa.

“Quando sono arrivato a Srebrenica per me era ovvio il motivo per il quale l’UNPROFOR e il Segretariato non volevano la presenza di osservatori obiettivi nella città. Quello che abbiamo visto è stato uno degli esempi più drammatici di trattamento umiliante delle persone”, ricorda Arria.

IL GENOCIDIO LENTO
Hayes tuttavia non si era fermato qui: durante la visita ha insistito che gli ambasciatori effettuassero un volo 200 m. al di sopra la città. In più, grazie a lui, della loro scorta ha fatto parte tutto il tempo anche un ufficiale serbo, un certo colonnello Rodic. “Volevo andare fino alla scuola dove erano stati uccisi dei bambini, e mentre guardavo i resti dei loro corpi ancora appesi sulla ringhiera del cortile e parlavo con i loro genitori, Hayes era dietro di me, insieme all’ufficiale serbo, che potevae benissimo aver partecipato agli omicidi. I cittadini di Srebrenica potevano, a questo punto, supporre che noi complottavamo con i serbi.”

Nonostante tutte le obiezioni, tutti i tentativi di ignorare l’ONU da parte del Segretariato e le pressioni che arrivavano dai paesi che potevano, ma non hanno voluto intervenire, Srebrenica è stata proclamata una zona di sicurezza. Tuttavia, l’UNPROFOR continuava ad ricevere istruzioni di non difendere l’enclave! Secondo le parole di Diego Arria, per questa situazione esisteva solo una persona colpevole: “Se siete il segretario generale, avete l'obbligo morale di uscire allo scoperto e di rivelare pubbliceamente ciò che sta accadendo. Sulle sue spalle pesa un’enorme responsabilità morale. Si trattava di migliaia di persone, e se qualcuno è colpevole per l’accaduto, questa persona è Boutros Ghali, insieme ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza. La gente sbaglia quando dice che il massacro è successo nel mese di luglio del’95. Non è vero, il massacro è successo tra dicembre del ’92 e luglio del ’95. Io l’ho definito come slow-motion genocide, il genocidio rallentato. Questo processo è iniziato nel moemento in cui noi potevamo fare qualcosa. Ma voi bosniaci eravate predestinati a scomparire. E il fatto che non siete scomparsi era una grande sorpresa.”

Un anno dopo la drammatica visita a Srebrenica e dopo gli eventi che hanno aperto la strada alle forze serbe, in un articolo pubblicato sul "New York Times", Arria, facendo un parallelo tra Bosnia e Haiti, ha esposto il suo modo di vedere le motivazioni e la passività dell’ONU riguardo alle sofferenze di Srebrenica: “I latinoamericani non ritenevano gli abitanti di Haiti dei latinoamericani semplicemente perché erano neri, esattamente così come gli europei non consideravano i bosniaci degli europei solo peerché erano musulmani.”

(Traduzione di Jasenka Kratovic)

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