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Afghanistan

Anche l'aeronautica in Enduring Freedom

Alleati fedeli I militari italiani del Roa di Pisa in Afghanistan per conto del Pentagono. E premiati dagli Usa
7 luglio 2006
Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Nell'odierno incontro con il ministro Arturo Parisi sarebbe bene che i capigruppo di Rifondazione comunista e Verdi chiedessero ulteriori «chiarimenti» sulla partecipazione italiana a Enduring Freedom decisa dal governo Berlusconi. Va anzitutto chiarito che non si tratta di una operazione Nato ma di una operazione del Pentagono. Le forze italiane che vi partecipano sono di conseguenza inserite nella catena di comando statunitense. Lo conferma il Ministero italiano della difesa: dopo aver definito Enduring Freedom una «operazione a guida Usa», specifica che «il Capo di stato maggiore della difesa delega l'impiego delle forze in teatro di operazioni al comandante in capo dell'operazione, ossia al comandante dell'area centrale degli Stati uniti a Tampa» ( Missioni in corso al 5 giugno 2006). L'impiego delle forze italiane viene dunque deciso dal Comando centrale americano (nei cui ranghi sono inseriti 8 ufficiali italiani), a sua volta dipendente dal segretario alla difesa Rumsfeld e dal presidente Bush.
In questo momento l'Italia partecipa a Enduring Freedom non solo con unità della marina inserite nella Combined Task Force 152 operante nel Golfo persico, affidata per sei mesi a un ammiraglio italiano che, nella catena di comando, è agli ordini del vice-ammiraglio Walsh, capo del Comando centrale delle forze navali Usa (v. il manifesto,5 luglio). Vi partecipa anche con una unità dell'aeronautica: il 7° Reparto operativo autonomo (7° Roa). Esso è dislocato nella base aerea di Al Bateen ad Abu Dhabi (Emirati arabi uniti), dove operano unità dell'aeronautica Usa (380° stormo di spedizione e 763° gruppo di rifornimento in volo). Come informa l'aeronautica militare, il 7° Roa, che opera con velivoli C130J della 46ª Brigata aerea di Pisa, è «responsabile dell'immissione nei teatri operativi (missioni Isaf ed Enduring Freedom in Afghanistan e Antica Babilonia in Iraq) di tutto il materiale a supporto della logistica operativa nonché del personale in armi». Dal gennaio 2002 al gennaio 2006 ha compiuto circa 3.300 sortite per complessive 6.900 ore di volo, permettendo «l'immissione in teatro di circa 68.000 persone e un enorme quantitativo di materiale». E in marzo ha raggiunto le 7.000 ore di volo, «con lo sguardo rivolto al prossimo traguardo: il raggiungimento dei 70.000 passeggeri trasportati nei teatri operativi».
I «passeggeri» e il «materiale» che il 7° Roa trasporta in Afghanistan sono sicuramente anche statunitensi. Esso opera infatti nel quadro di Enduring Freedom e allo stesso tempo di Isaf, l'operazione Nato dietro paravento Onu di fatto inserita nella catena di comando del Pentagono. L'Isaf - documenta il ministero italiano della difesa - ha «un costante e robusto coordinamento operativo con la struttura di comando e controllo già costituita per Enduring Freedom». E' questo comando a stabilire quali «passeggeri» e «materiale» deve trasportare in Afghanistan il 7° Roa.
Non solo. Tra i 22 C-130J che l'Italia ha acquistato dalla statunitense Lockheed Martin (a un costo di oltre 50 milioni di dollari l'uno, più quello operativo), vi sono sei KC-130J allestiti per il rifornimento in volo dei cacciabombardieri. L'aeronautica riceverà inoltre quattro KC-767A, i più avanzati aerei del mondo per il rifornimento in volo, costruiti da Boeing e Aeronavali (Alenia Aeronautica/Finmeccanica). La scelta è strategica: con questi aerei-cisterna i cacciabombardieri italiani, compresi i Joint-Strike Fighter che l'Italia si è impegnata ad acquistare dalla Lockeed, potranno operare in lontani teatri bellici. Intanto questi aerei-cisterna potrebbero servire a rifornire in volo i cacciabombardieri Usa. Il Pentagono è riconoscente per tutto questo: il 26 giugno il gen. Philip Breedlove e il col. T.J. Koff hanno consegnato medaglie dell'aeronautica Usa al personale della 46a Brigata aerea di Pisa distintosi nell'«operazione umanitaria Enduring Freedom in Afghanistan» (come la definisce Il Tirreno, 27 giugno). Si possono dunque rifinanziare le missioni all'estero e accrescere i fondi per la partecipazione italiana a Enduring Freedom: quelli che mandiamo in Afghanistan non sono militari. Sono missionari.

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Si dice: i mezzi in fin dei conti sono mezzi. Io dico: i mezzi in fin dei conti sono tutto.

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