Nigeria: Petrolio, interessi politici, corruzione endemica, in una sola parola Eating
Olusegun Obasanjo, in un discorso alla televisione statale NTA di ben 28 minuti, ha rilanciato il suo cavallo di battaglia, la lotta alla corruzione. In questo discorso accusa apertamente alcuni membri del parlamento di ricevere tangenti dal dimissionario ministro delle finanze Fabian Osuji per cercare di far passare il suo budget federale.
Fin dal suo primo mandato Obasanjo ha sostenuto la volontà di estirpare la corruzione dal paese, istituendo due commissioni anticorruzione e frode, e colpendo per lo più ex figure del regime militare di Abacha. Queste misure hanno generato forti inimicizie al presidente, specie negli ambienti militari e di polizia, ma per quanto riguarda il cosiddetto “Eating”, ossia la malversazione del denaro pubblico, mai nessuno finora è stato condannato. Si sa l’appetito vien mangiando, ma in Nigeria questo banchetto fatto essenzialmente delle rendite del petrolio ha finito per rendere il paese incontrollabile.
Il risultato è stato un nuovo giro di vita contro la corruzione, culminato con il recente impeachment e l’arresto del governatore di Bayelsa State, Diepreye Alamieyeseigha, dopo la sua fuga a Londra. Recentemente negli ultimi mesi, prima il presidente del senato, poi il capo della polizia sono stati costretti alle dimissioni. Ma lo stesso sistema politico rende difficile la lotta alla corruzione, a causa di alcune leggi che di fatto favoriscono l’impunità dei governatori coinvolti nell’Eating. Infatti, uno dei problemi enormi della Nigeria è che i suoi governatori godono in patria di un’immunità totale, che può essere rimossa solo dal Kaduna Code of Conduct Tribunal dietro procedura di impeachment da parte dell’Assemblea Statale. All’estero però non hanno immunità diplomatica, ed è per questo che Obasanjo ha cercato il sostegno specie della Gran Bretagna di Tony Blair, dopo che quest’ultimo ha di fatto propria la politica del buon governo in Africa. La recente fuga di Alamieyeseigha però a Londra aveva aperto più di un dubbio sull’effettiva collaborazione britannica e ciò spiega la dura posizione di Obasanjo, chiaramanete irritato verso la polizia britannica.
La lotta alla corruzione è un’arma politica?
In realtà la crociata anticorruzione di Obasanjo per alcuni nasconde delle motivazioni politiche: l’eliminazione di avversari politici che si oppongono al suo terzo mandato presidenziale. Negli ultimi mesi, infatti, si è sempre fatta più consistente la possibilità che Obasanjo si candidi per un terzo mandato alle elezioni presidenziali del 2007. L’unico vero ostacolo è la costituzione nigeriana, che impedisce questa ipotesi e un possibile emendamento appare difficile, specie dopo che oltre all’opposizione, sia nel PDP sono emerse voci di disappunto, la più autorevole quella del vice presidente Atiku Abubakar.
Appare, infatti, insolito che la stretta anti corruzione abbia colpito esponenti vicino al vice presidente, come lo stesso Alamieyeseigha e il ministro Osuji, e di fatto la crociata di Obasanjo è limitata da due elementi: la selettività politica dell’azione e l’incapacità di colpire il vero nocciolo del potere parallelo, l’elite politico-militare.
La lotta interna al PDP ha generato la scissione di alcuni esponenti nel Movement for the Defence of Democracy (MDD), rinsaldato le opposizioni, e generato il risentimento degli esponenti del nord musulmano, preoccupati per la purga verso Abubakar, esponente che grazie al suo appoggio ha permesso a Obasanjo di vincere proprio grazie all’apporto dei voti dal nord. Inoltre cresce sempre più l’identificazione di Obasanjo come leader sudista, filo occidentale e Yoruba. Tutto questo ha rinfocolato lo scontro etnico e religioso, mentre nel Niger Delta la situazione appare completamente fuori controllo.
Il vero nocciolo del problema sarebbero sempre quegli ambienti politico-militari mai del tutto estromessi dalla gestione del potere, specie economico, che continuano a gestire enormi somme di denaro, non sempre legali, e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Nel Niger Delta appare evidente l’incapacità del presidente di controllare la situazione, i rapimenti da parte di gruppi guerriglieri aumentano, la produzione petrolifera è seriamente compromessa, ma l’esercito inviato nell’area più che agire sotto il comando federale, pare più interessato alle sovvenzioni delle grandi agenzie petrolifere occidentali. Il risultato: le truppe agiscono in completa autonomia, con saccheggi e taglieggiamenti dei civili, mentre l’ordine pubblico è seriamente compromesso. La sicurezza nazionale invocata dal presidente diventa un paravento per gli ambienti militari per giustificare ogni tipo di azione, mentre la preoccupazione maggiore dell’elite politico-militare è più rivolta verso la gestione degli affari che verso il problema della povertà endemica del Niger Delta e delle sue spaventose contraddizioni.
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