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Costrizione: ecco cosa c'è per cena

20 giugno 2005
Sheldon Richman (membro senior di The Future of Freedom Foundation, autore di Tethered Citizens: Time to Repeal the Welfare State, ed editore della rivista The Freeman.)
Fonte: www.fff.org
http://www.fff.org/comment/com0506d.asp
13.06.05
Tratto da: milho.ilcannocchiale.it

illustrazione di sue coe La maggior parte delle discussioni recenti si è incentrata sugli sforzi del governo tesi a limitare la libertà di espressione dei singoli cittadini. Perciò vale la pena notare che la Corte Suprema degli USA si è espressa in un caso che non trattava di libertà di espressione negata, ma piuttosto di espressione forzata. Ahimè, il caso è stato risolto in modo discutibile.

Tutti abbiamo visto in TV gli annunci generici che promuovono la carne bovina (“Ecco cosa c’è per cena”). Tali annunci sono stati pagati dagli allevatori di bovini. Ma c’è un inghippo. Gli allevatori devono contribuire a pagarne il costo anche se non lo vogliono. Ogni allevamento viene tassato di un dollaro per ogni capo.

Questo dovrebbe immediatamente far nascere una questione: come possono alcuni allevatori forzare altri allevatori a pagare qualcosa contro la loro volontà? Dopo tutto, noi non abbiamo alcuna facoltà di forzare altre persone ad aiutarci per comperare spazi televisivi, non importa quanto sia nobile la causa. Se solo ci provassimo, saremmo accusati di truffa.

Quindi, come hanno fatto gli allevatori ad ottenere questo diritto? Semplice. Sono riusciti nel 1985 a convincere il Congresso a far passare una legge che attua il programma e permette di raccogliere 80 mln di dollari all’anno. Alcuni operatori del settore però si oppongono, perché non approvano il messaggio, sottinteso nella campagna, che tutta la carne dei bovini – alimentati con cereali o con grassi, di produzione interna o di importazione – è uguale e perché pensano di essere stati ignorati dal Dipartimento dell’Agricoltura e dalla Associazione Allevatori Bovini. I dissenzienti si rivolsero al tribunale e vinsero, fino a quando non arrivarono alla corte suprema.

Il Giudice Antonin Scalia ha ottenuto una maggioranza di 6-3 per sostenere il programma di coercizione. In questo è stato aiutato dal Giudice Capo William Rehnquist e dal Giudice  Clarence Thomas. Tutti e tre hanno la reputazione di essere impegnati a fare rientrare nei limiti della costituzione gli atti governativi, ma questa decisione dovrebbe smentire questa ingenua credenza. A questi si sono aggiunti i Giudici Sandra Day O’Connor, Ruth Bader Ginsburg e Stephen Breyer.

Per Scalia, “[La] questione fondamentale è stabilire se l’annuncio generico in questione è atto diretto del Governo e perciò è immune dall’applicazione del Primo Emendamento.” Egli ha deciso che: “Il messaggio delle campagne promozionali è in effetti controllato dal Governo Federale. Il messaggio diffuso nelle promozioni della carne bovina è dall’inizio alla fine preparato dal Governo Federale.... Congresso e Segretario [del Ministero dell’Agricoltura] hanno preparato la base del messaggio e alcuni dei suoi elementi, quindi hanno lasciato lo sviluppo dei dettagli rimanenti ad un ente i cui membri rispondono al Segretario (e in alcuni casi sono incaricati dallo stesso). Inoltre, il rapporto dimostra che il Segretario esercita il diritto di approvazione finale su ogni parola utilizzata in ogni campagna promozionale.”

A questo punto potreste chiedervi perché è importante stabilire se il messaggio viene dal Governo o dall’Industria privata. La sovvenzione forzata di campagne pubblicitarie è sovvenzione forzata, giusto? Non per Scalia e i suoi colleghi: “‘Il supporto forzato del Governo ’ — anche di quei programmi del governo che qualcuno non approva — è naturalmente perfettamente costituzionale, come ogni contribuente può testimoniare.”

Qui Scalia rende esplicito quello che pochi osano ammettere: il governo per sua natura aggredisce costantemente gli individui pacifici. Gli sottrae denaro per una varietà di scopi, incluso il patrocinio, verso cui i cittadini potrebbero veementemente discordare e questi ultimi non hanno nemmeno delle basi legali su cui obiettare. Questo è ancora più vero per i vantati “diritti delle minoranze.”

Ma, tralasciando questo fatto, qualcuno pensa veramente che la campagna “Carne bovina: ecco cosa c’è per cena” sia qualcosa di diverso da un messaggio dell’industria dell’allevamento? Il governo è fortemente impegnato nel propagandare il messaggio perché forti interessi degli allevatori hanno avuto alleati nel Congresso per fare passare il programma. Definire la campagna un “messaggio stabilito dal Governo Federale” è un’offesa al buon senso.

Il precedente molto probabilmente darà il via ad altre campagne pro-industriali sponsorizzate dal Governo, inclusa quella per la carne di maiale. La libertà ha subito un altro colpo.

Note: Traduzione: milho

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